Il talento è...
- una profezia che si autoavvera (effetto Pigmalione)
- una strategia dispositiva (coltivare talenti)
L'impresa che intepreta il talento come profezia, segue i binari tradizionali per "vincere la guerra dei talenti" (career days, talent pools, compensation, etc.).
L'impresa che interpreta il talento come strategia non crede che esistano talenti buoni per tutte le stagioni, perché sa che, in assenza dell'opportuno terreno, il talento non si manifesta.
Questa impresa sa che talento si manifesti nei comportamenti (non nelle intenzioni) e si valuti rispetto agli accordi (business landscape).
Questa impresa stabilisce alcune regole per il gioco dei talenti:
- regola dell’orientamento: determina insieme ai colleghi cosa è più urgente/importante - nelle organizzazioni complesse, la mente estesa valorizza i talenti
- regola della risonanza: sorveglia lo stato di tensione tra robustezza e plasticità - il principale compito del talento è quello di calibrare la tensione organizzativa all’interno del proprio gruppo (tendenza autoassertiva VS tendenza integrativa)
- regola della grinta: rimuovi gli ostacoli, sfrutta le leve - "La grinta è combinazione di passione e perseveranza per un obiettivo particolarmente importante", Angela Lee Duckworth (talento x impegno = competenza; competenza x impegno: risultato)
- regola della condividualità: costruisci insieme ai colleghi l’azione del tuo gruppo - "L'accento deve stare su una <<mentalità polivalente>>, per così dire, piuttosto che sull'esperto specializzato, che evita la responsabilità dell'insieme e divide il suo cervello in ristretti scompartimenti", Walter Gropius
Pensare con le mani favorisce conspevolezza e rispetto delle regole.
Per ogni regola c’è un esercizio, come stiamo per vedere.